EROE NEL SILENZIO

By luglio 6, 2016 news No Comments
Walter Bevilaqua l'Eroe silenzioso

«Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere».

Walter Bevilacqua lo aveva confessato al parroco poco tempo fa. La morte l’ha colto durante la dialisi a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola.

Il cuore ha ceduto durante la terapia e la bara è stata portata a spalle al cimitero dagli alpini di Varzo, penne nere come lui. Dietro al feretro, le sue sorelle Mirta e Iside: «Era proprio come lo descrivono, uomo altruista e semplice; un gran lavoratore. Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene, frutto di una donazione, servisse più ad altri» racconta Iside.

Una vita piena di sacrifici, così come quelle di altri pastori di montagna, stretti alla loro terra.

Solitario e altruista, nel momento più delicato della sua vita ha detto no al trapianto. «Sono in molti che aspettano quest’occasione. Persone con famiglia e più diritto a vivere di me. E’ giusto così» aveva detto, con quella naturalezza che l’ha sempre contraddistinto.

Bevilacqua è morto pochi giorni fa a sessantotto anni.

Questa sua storia é venuta alla luce quando il parroco del paese, don Fausto Frigerio, l’ha raccontata in chiesa durante la messa: un esempio da affidare a tutti. Quella frase pronunciata tanto tempo prima, gli era rimasta impressa: «Me l’aveva detto durante una chiacchierata. So che l’aveva confidato anche a un conoscente con cui si trovava in ospedale per le terapie» racconta il prete.

È questa la notizia che ha bucato il silenzio dell’Ossola, in una valle corridoio verso la Svizzera, dalla quale dista una manciata di minuti.

Sui monti della valle Divedro, Walter Bevilacqua ha trascorso i suoi primi anni allevato dal nonno Camillo, uomo di altri tempi, ligio alle regole e gran lavoratore. Da lui aveva imparato a non risparmiarsi mai, a non lamentarsi delle difficoltá di chi vive in alta quota.

«Credo non abbia mai fatto le ferie» racconta chi lo conosceva bene. L’agricoltura e gli animali erano la sua passione. Il suo mondo era là, una fetta di terra strappata alla montagna che, poco più in alto, diventa spettacolo nella conca dell’alpe Veglia.

Articolo di Renato Balducci – La Stampa, 20 gennaio 2013

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Author Emanuele Rizza

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